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- Non hai fame?
- Sì, in effetti, inizio a sentire un feroce buco allo stomaco. – ammise
lui mentre afferrava lo zaino. – Se vuoi qui ho un po’ di provviste.
- Vediamo! – rispose lei allungandosi verso la sacca.
Il ragazzo svuotò lo zaino sull’erba per iniziare l’inventario ma lei lo
precedette:
- Carne in scatola, insaccati, formaggio… due uova ed un po’ di pane… hai
solo questo?
- Sì… è roba nutriente e golosa… poi ho anche da bere.
- Non ti offendi vero se offro io? – domandò lei
Senza attendere risposta si alzò in piedi e lo invitò con un gesto a
seguirla.
- Qui! – indicò poco dopo – Raccogli le more… solo quelle più mature, io
vado a cercare dei lamponi!
Il ragazzo fissò il cespuglio spinoso e ripensò al salame che aveva nello
zaino, quindi gli ormoni vinsero la battaglia con lo stomaco ed iniziò la
sua raccolta mentre seguiva con lo sguardo la ragazza. Notò come si
muoveva agilmente, nonostante non indossasse alcuna calzatura, sulle rocce
e tra i cespugli, la sicurezza che dimostrava lo convinse che doveva
essere nata in quei luoghi. Non sapeva attribuirgli con sicurezza un’età,
appariva molto giovane ma dimostrava una sicurezza ed una proprietà di
linguaggio inusuale. Quando lei tornò aveva raccolto in una larga foglia
una gran quantità di lamponi ed alcuni frutti più grandi.
- Pesche? – domandò lui
- Sì, c’è un albero poco più in là… tempo fa qualcuno aveva impiantato un
piccolo frutteto quassù, c’era anche un ciliegio ma poi un fulmine lo ha
abbattuto. Il clima di questo piccolo anfratto è davvero unico.
- Incredibile! – riuscì solo a commentare lui
Tornarono al loro posto, lui si accomodò su di una roccia e lei tornò a
stendersi sul vestito. Il giovane apprezzò questa scelta, temeva che si
sarebbe rivestita. Si era in qualche modo abituato alla sua nudità, ed ora
non era più in difficoltà dinanzi alle sue grazie, ma era sempre
fortemente attratto da lei.
Mangiarono lentamente mentre lei lo incitava a parlare, ben presto
s’accorse di non aver più nulla da dire, aveva raccontato tutto di sé e
continuava a non sapere nulla di lei. Allora decise di forzarla a parlare
con domande pressanti.
- Assaggia questo! – disse lei, eludendo una delle tante domande.
La ragazza si sporse per infilargli tra le labbra un lampone enorme e
profumatissimo. Fu in quel momento che vide per la prima volta i suoi
occhi da vicino. Grigi, profondi, sinceri, grandi ed illuminati dalla luna
erano magnifici. Rimase immobile senza riuscire ad ingoiare il lampone.
- Cosa c’è? – domandò lei sottovoce
Non ottenendo risposta avvicinò il viso tanto da recuperare con le proprie
labbra il lampone da quelle del ragazzo. Avvenne tutto in un modo così
naturale che lui si stupì di non averlo fatto prima, le loro labbra
s’incollarono poi le lingue si cercarono. Fu un bacio per certi aspetti
casto, sicuramente dolce, ma carico di passione. Venne invaso dal naturale
profumo della ragazza, la sua pelle ed i capelli sapevano di femmina. Non
quell’odore di sesso tanto eccitante per l’animale che si nasconde
nell’uomo, ma un aroma naturale, primordiale, che risvegliava lo spontaneo
istinto riproduttivo. Iniziò a sognare un lungo amplesso con quella
ragazza, doveva accoppiarsi con lei non tanto per soddisfare la ricerca
del piacere ma per qualcosa di più profondo. Spesso identifichiamo la
ricerca del piacere sessuale con l’istinto animale, ma gli animali si
accoppiano per riprodursi, il piacere che ne ricavano è solamente un
sottoprodotto estremamente appagante. Siamo noi uomini ad aver elevato il
sesso oltre alla pura procreazione, ad averne fatto una delle principali
fonti di piacere. In quel momento il ragazzo stava regredendo allo stato
animale: doveva inseminare quella femmina che profumava di fertilità.
Timidamente il ragazzo avvicinò le mani al corpo della ragazza e le posò
sulla pelle ricavandone una sensazione di soda morbidezza un contrasto che
nasceva dai muscoli tesi nella tensione erotica e dalla pelle liscia,
morbida, ma tesa. Era calda, straordinariamente calda, emanava un’energia
che si riversava, attraversando le mani, direttamente nella zona genitale
del giovane. Ora la desiderava più d’ogni altra cosa. Si ritrovò a giocare
con i suoi capezzoli, a raccogliere nei palmi il seno per poi disegnare
strani ghirigori sfiorando la pelle con le dita. Lei osservò le mani
sorridente sin che non sollevò lo sguardo per fissarlo sugli occhi del
ragazzo, dalle labbra socchiuse pareva in procinto d’uscire una frase,
qualche parola, forse un offerta o una richiesta. Il giovane si fermò
nell’attesa ma meglio d’ogni parola quella luce negli occhi, le labbra
umide e la lingua stretta tra i denti indicavano chiaramente il desiderio
della ragazza. Lui la baciò ancora cercando di credere a quanto gli stava
accadendo, pareva impossibile salire su di un monte e trovare una
splendida ragazza nuda e pronta a donarsi completamente a lui. Se ci
pensava stentava a credere che fosse la realtà, forse aveva già scolato la
riserva di grappa e stava sognando nel suo sacco a pelo steso sotto le
stelle. Poi lei fece la mossa decisiva: con estrema disinvoltura appoggiò
la mano sui calzoni del giovane all’altezza dei genitali, lo accarezzo
apprezzando l’erezione che percepiva attraverso il tessuto, quindi li
slacciò liberando il membro. Il giovane abbassò lo sguardo e vide quella
mano stringersi intorno al pene, allora prese coraggio e spinse la sua
mano verso
la
vulva della ragazza. Lei non oppose alcuna resistenza, anzi aprì
leggermente le gambe per facilitarlo. La scoprì ancora più calda in mezzo
alle gambe, era umida ed invitante, chiaramente disponibile. Voleva dire
qualcosa, una frase qualsiasi, un complimento forse o una domanda diretta
del tipo: “lo vuoi?”. Non ebbe il tempo di formulare alcunché, lei lasciò
la presa sul membro e si voltò per mettersi carponi con il sedere rivolto
verso di lui. Ancheggiò invitante mentre sistemava le ginocchia sul fondo
irregolare del prato, quindi voltò il viso verso di lui e sorrise ancora
una volta, sempre più invitante.
Il messaggio del corpo era chiaro, desiderava essere presa in quella
posizione e a lui non dispiaceva affatto l’idea. Ammirò il sedere
perfetto, esaltato dalla posizione che aveva assunto, e mentre si levava i
calzoni per essere più libero si domandava per quale motivo parlasse così
poco. Non le sarebbe dispiaciuto sentire la sua voce in quel momento, il
suono delle parole poteva essere eccitante quando il quel corpo esposto ed
offerto in quel modo, ma l’istinto prese il controllo. Si pose dietro di
lei e guidò il membro verso la vulva, lo punto tra le labbra strofinandolo
per aprirsi la strada e si preparò a spingere quando la sentì aprirsi. Lei
fu più veloce, spinse in alto ed indietro il sedere risucchiando
completamente il membro. Finalmente sentì il suono della sua voce anche se
limitato ad un lungo gemito. Era scivolato in lei con una facilità
estrema, indice di quanto fosse eccitata e questa considerazione lo
indusse a spingere con forza per entrarle ancora più dentro. La cinse per
i fianchi e la trattenne mentre si muoveva sempre più veloce, lei pareva
gradire molto il ritmo, si contorceva e gemeva, cercava di muoversi a
tempo con lui ma spesso perdeva il controllo. I suoi capelli disegnavano
ampi archi ogni volta che reclinava indietro la testa per poi tornare a
posarla a terra. Era fantastica! Non era solo bella da guardare con quella
magnifica schiena che terminava in uno splendido sedere, ma si muoveva in
un modo tale da amplificare le sensazioni. Il ragazzo temeva di non
reggerla a lungo, benché fosse completamente dilatata e bagnata al punto
da lubrificare alla perfezione l’asta del pene, il suo ventre si stringeva
ogni volta che era tutto dentro di lei. Non potendo osservarne il viso non
capiva quanto stesse godendo, non riusciva a capire quanto dovesse forzare
il suo controllo per non venire immediatamente. Voleva, doveva, chiederle
a che punto era, ma non osava rompere quell’incanto. Deciso a farla urlare
di piacere al più presto fece scivolare una mano sotto il ventre e quindi
la spinse sino al pube, cercò tra le labbra il clitoride ma trovò subito
il proprio
pene
che entrava in lei, poi a tentoni trovo il punto giusto. N’ebbe
conferma da un suo improvviso rantolo e da un lungo fremito che scosse
tutto il corpo. La ragazza appoggiò il viso in terra e sollevò ancora di
più il sedere, rimase immobile a godersi la penetrazione e lo stimolo
esterno sin che, finalmente, un lunghissimo sospiro precedette un urlo di
piacere. Lui continuò a stimolarla e a muoversi dentro di lei, vederla
godere gli donava un ulteriore aiuto nella gestione del proprio piacere.
Voleva con tutte le sue forze farla godere sino allo sfinimento, sognava
di vederla crollare distesa e di portarsi sopra di lei per farle bere
tutto il suo seme, attendeva solo il momento giusto ma lei piegò la testa
in modo da guardarlo negli occhi e lui comprese.
Rallentò il ritmo della penetrazione ma allungò al massimo la corsa.
Usciva completamente da lei per poi rientrare penetrandola a fondo. Lei
rimaneva immobile, con lo sguardo sognante e languido, accettava tutto,
era totalmente disponibile e la sentiva sua come mai nessuna aveva sentito
prima di lei. Sapeva che stava per iniettarle dentro tutto il seme che
aveva ma voleva godersela ancora un po’, desiderava che quel momento non
avesse mai fine ma lei mosse il bacino, spostò il pube verso il basso
stringendosi intorno al membro del ragazzo che non riuscì più a trattenere
l’orgasmo. Quando stava per venire guardò in direzione del viso della
ragazza, in cerca di una conferma che ottenne quindi riversò in lei il
proprio succo vitale.
Si separarono a malincuore per crollare stesi a terra. Lei gli si fece
contro dandogli le spalle per farsi abbracciare, non disse nulla solo il
suo respiro rompeva il silenzio della notte. L’intenso calore del corpo
della giovane spinse nel torpore il ragazzo. In qualche sprazzo di
lucidità pensò di tirare fuori il sacco a pelo dallo zaino per coprire i
loro corpi appagati, ma la ragazza era così calda e morbida tra le sue
mani che si addormentò.
Fu un sonno agitato dal timore di risvegliarsi solo, stringeva la ragazza
per convincersi che era reale, che aveva davvero fatto l’amore con lei
quella sera. Lei mugolava soddisfatta nel sonno e si spingeva
istintivamente contro di lui alla ricerca di calore e, forse, protezione.
Tanti sogni interrotti e continui risvegli non avevano giovato al suo
riposo, per questo alle prime luci dell’alba fu tentato di alzarsi.
Osservo i lungi capelli della ragazza mentre avvicinava il viso inspirando
a fondo con il naso, fu invaso dal loro profumo e si ritrovò nuovamente
schiavo dei suoi istinti. Spinse lo sguardo lungo la schiena ed i fianchi
accompagnando la mano che scivolava su quella pelle morbida, raggiunse i
glutei ed indugiò su di essi prima di spingersi verso il bacino ed il
pube. La ragazza gemette languidamente e si spinse contro di lui, premette
il sedere contro il sesso turgido del ragazzo e lo stuzzicò muovendolo
provocante. Senza rendersene conto si ritrovò dentro di lei, il torpore
della notte andava lentamente dissolvendosi rendendo sempre più chiare e
forti le piacevoli sensazioni dell’amplesso. Lei si muoveva in modo da far
scorrere completamente il membro, una danza erotica resa ancora più
efficace dalle contorsioni che imprimeva al pube. Lui fece scivolare una
mano sotto il busto all’altezza del seno e l’altra sopra, afferrò quindi
con forza le mammelle e la strinse a sé. Erano strettamente vincolati e si
muovevano all’unisono, pareva che il bosco si fosse fermato per assistere
al loro amplesso, persino il fragore della cascata era ridimensionato dai
lunghi gemiti.
Lei iniziò a fremere, una vibrazione che si estese in tutto il corpo
unendosi alle contorsioni erotiche, sembrò che le si bloccasse il respiro
ma inarcò la schiena e spinse la testa contro il petto del ragazzo prima
di immobilizzarsi per
godere del suo orgasmo. Le convulsioni interne della ragazza spinsero
anche lui verso il piacere e, per la seconda volta, le riversò dentro
tutto il suo seme.
La tenne stretta a sé mentre il respiro si regolarizzava, lei era avida di
coccole e lo comunicava gemendo sommessamente ad ogni carezza. Sarebbe
rimasto così tutto il giorno se lei, improvvisamente, non avesse proposto
un bagno nel lago.
Il ragazzo era indeciso, la guardò mentre si avvicinava alla sponda per
poi entrare in acqua. Nonostante i suoi richiami lui tentennava, era
sicuro che l’acqua fosse gelata e non se la sentiva di congelarsi di primo
mattino. Tuttavia, osservandola giocare con l’acqua, si sentì fortemente
attratto da lei al punto di sfidare il freddo. Si avvicinò alla sponda e
mise un timidamente un piede a mollo, scopri con suo stupore che l’acqua
non era fredda, anzi pareva tiepida, invitante quanto la ragazza. Entrò
deciso e la raggiunse.
Giocarono per un tempo indefinibile sin che il sole non si trovò quasi
sulla loro verticale, a quel punto la ragazza disse che doveva andare e,
senza badare alle sue proteste, si diresse verso la riva. Quando la
raggiunse lei si era già infilata il vestito, era la prima volta che non
se la trovava dinanzi nuda e scoprì che era bellissima anche così.
- Dove vai? – domandò lui
- Devo tornare a… casa.
- E dove?
- Di la… - rispose lei enigmatica.
- Non sapevo ci fosse un sentiero in quella direzione.
- Oh! Sono tante le strade che conducono a questo lago, solo che pochi le
conoscono… per fortuna!
- Senti, Ange… vorrei rivederti! – ammise lui
- Anche io!
- Ma come…
- Ogni volta che lo vorrai… tranquillo!
Senza aggiungere altro lei si diresse lungo la sponda del lago nella
direzione opposta al sentiero tramite il quale era giunto lui, s’infilò
nel bosco e poco prima di scomparire dietro ad un cespuglio di rovi lo
salutò. Lui rimase attonito dalla veloce fuga della ragazza, perché
proprio di una fuga si trattava, inutile definirla in altro modo. Il
maggior stupore era dovuto al fatto che lui non avesse fatto nulla per
trattenerla o per strapparle almeno un indirizzo dove ritrovarla. Non
sapeva neppure da quale paese o frazione venisse. Non riusciva a spiegarsi
la sua stessa arrendevolezza, non era nel suo carattere accettare gli
eventi senza almeno un tentativo.
Dentro di sé sentiva che l’avrebbe rivista, credeva alla promessa della
ragazza. Senz’altro indugio si mise a recuperare le sue cose per
conficcarle con forza nello zaino, giunto alla macchina fotografica fu
tentato di controllare nel piccolo monitor le riprese della sera prima, ma
si stava facendo tardi e la strada era lunga. S’incamminò stupendosi di
non sentire la fatica nelle gambe e si complimentò con se stesso meditando
su frasi del genere: “complimenti, due scopate e non ne risenti affatto…
che fisico!”. Amenità del genere che lo misero di buon umore.
Giunto in prossimità del paese a valle decise di far sosta dal vecchio che
gli aveva indicato la via, per ringraziarlo e, forse, raccontargli la sua
avventura. Abitava fuori del paese, ma era di strada. Avvicinandosi alla
sua casa notò che le finestre erano sbarrate e una piccola selva d’erbacce
cresceva intorno alle mura in pietra. Si fermò dinanzi al vialetto
domandandosi che fine avesse fatto il vecchio quando una voce lo richiamò:
- Cerca qualcuno?
- Sì… qui non abitava un uomo… anziano…
- E lei chi sarebbe? – domandò la voce sospettosa di un’energica
vecchietta.
- Ah. sì, sono il nuovo guardaparco e stavo scendendo al paese da quel
sentiero…
La vecchietta si avvicinò quasi a sfiorarlo fissandolo con due occhi miopi
ma vivaci.
- Il vecchio Giuspin è morto due anni fa.
- No… non è possibile… - stava per raccontarle di averci parlato solo il
giorno prima ma l’anziana donna lo precedette.
- Se va al cimitero lo trova la! – disse lei seccata e se ne andò.
(nda: il dialogo avviene in piemontese stretto, poiché sono davvero in
pochi a saper scrivere in questa lingua, ed io non sono tra questi, l’ho
tradotto in dialetto italiano.)
Sconcertato dalla notizia si recò di buon passo verso il camposanto, era
convinto di scoprire che l’uomo cui si riferiva l’anziana non era il
vecchio che conosceva lui. Aveva stampata in mente l’immagine di un
anziano montanaro seduto sulla soglia di casa intento a decantare le
meraviglie di quel lago poco conosciuto. Erano fatti accaduti solo pochi
giorni prima, quindi non poteva essere morto da due anni!
Quando trovò la lapide il mondo prese a girare intorno a lui,
all’improvviso nulla aveva più senso. La fotografia incollata sulla pietra
ritraeva il viso del vecchio, non c’erano dubbi. S’inginocchiò per
studiare meglio i dettagli, sfiorò con le mani l’immagine e le parole
incise nella pietra per convincersi di non sognare.
- Lo avevo detto che era qui… ma lei non mi voleva credere! – disse la
voce della vecchietta dietro di lui.
- Ma… ma, non è possibile! Io ho parlato con quest’uomo solo due giorni
fa! – ammise lui senza voltarsi ma domandandosi come poteva già essere lì
con il suo passo malfermo.
- Ci ha parlato! – non era una domanda.
- Sì. Sono sicuro che era lui… due giorni fa sulla soglia di quella casa
che ora pare abbandonata. – Si liberò lui.
- Succede! – ammise candidamente lei
“Succede?” si domandò mentalmente lui prima di voltarsi e trovare solo
l’aria dietro di lui.
- Cosa vuol dire che “succede”? – domandò ad alta voce in mezzo al
cimitero deserto.
Diede ancora uno sguardo alla lapide poi riprese il cammino verso casa.
Lungo la strada si rifiutò di pensare, di ricordare o analizzare tutti i
dati che premevano nel suo cervello. Gli ultimi eventi avevano quasi
cancellato la stupenda notte con la ragazza dai suoi pensieri, solo quando
collegò la fotocamera al pc tutte quelle magnifiche sensazioni lo invasero
nuovamente. Era talmente sicuro del risultato degli scatti che scaricò
tutta la memoria prima di visualizzarli sul monitor. Aprì la prima
immagine della serie e stentò a credere a ciò che vedeva. Il lago appariva
in tutta la sua bellezza, ma oltre all’acqua e al bosco intorno non c’era
altro. Passò in rapida sequenza tutte le foto ma in nessuna di esse
appariva la ragazza. Pensò d’impazzire, prima il vecchio che non esisteva
più poi la ragazza che non appariva in alcun’immagine. Eppure le
inquadrature testimoniavano la volontà di riprendere un soggetto preciso,
non un panorama; aveva scattato a qualcosa che ora non veniva
visualizzato.
“Impossibile!” pensò.
Ingrandì qualche immagine nella zona centrale, la dove avrebbe dovuto
trovarsi il soggetto, ma non scoprì nulla. Quasi sull’orlo della
disperazione iniziò ad ingrandire una delle immagini della cascata e qui
notò, finalmente, qualcosa di innaturale: l’acqua che scendeva
s’infrangeva contro un ostacolo invisibile. La forma non era chiara ma
qualcosa fermava le gocce d’acqua prima che giungessero a terra. Ridusse
ed ingrandì più volte il dettaglio nel tentativo di scoprire una forma
umana in quello strano disturbo, quindi iniziò ad applicare dei filtri in
successione senza una regola precisa non ottenendo nulla di chiaro sin che
non attivò il filtro basso rilievo e qui, finalmente, riuscì ad
intravedere qualcosa. Pareva che a deviare le gocce d’acqua fosse un
quadrupede dal collo massiccio e molto lungo. Fissò a lungo l’immagine nel
tentativo d’identificare quell’animale ma non riuscì a capire a quale
specie appartenesse. Richiamò alla mente i suoi studi, la sua esperienza
di lavoro nei vari parchi naturali, ma la linea di quell’animale gli era
sconosciuta, e poi era sicuro d’aver fotografato una splendida ragazza!
Stanco e con gli occhi che bruciavano spense il computer e si buttò sul
letto senza spogliarsi, crollò immediatamente rapito da un sonno profondo
che lo trattenne sino al mattino quando si svegliò con un pensiero preciso
in mente: “centauro”.
Questo era l’essere ritratto nella foto.
Stentava a crederci ma si sforzò di non lasciar campo alla parte razionale
del suo cervello, non richiamò neppure la foto che aveva elaborato la
notte precedente. Si preparò una veloce ma abbondante colazione mentre
verificava il contenuto dello zaino che non aveva ancora svuotato, quindi
s’infilò gli scarponi e uscì incamminandosi verso il sentiero del lago.
Ora che conosceva la via camminava spedito e raggiunse la meta stabilendo
un record personale. Il lago era deserto, si era immaginato di trovare la
ragazza ad attenderlo ma comprese che era solo un’illusione. Deluso si
sedette su di un masso e fissò la cascata come se intendesse contare le
gocce d’acqua. Rimase immobile con lo sguardo fisso per un tempo
indeterminato e sarebbe rimasto lì sino alla fine del tempo se:
- Ciao! Mi aspettavo di trovarti qui. – disse la voce della ragazza alle
sue spalle.
Lui si voltò lentamente, quasi timoroso di trovare conferma alla teoria
che aveva sviluppato nelle ultime ore, ma trovò semplicemente la ragazza
con il suo vestito bianco.
- Ciao! – rispose lui
- Cosa ti ha portato qui? – domandò lei
- Fai sempre le stesse domande?
- Mi piace sentire come cambiano le risposte.
Allora, cosa ti ha portato qui questa volta?
- Tu! – ammise lui
La ragazza sorrise e fece un passo verso di lui.
- Voglio sapere chi sei. – la bloccò lui
- Non mi vedi?
- No, devo sapere chi sei realmente.
La ragazza fece ancora un passo sino a giungere a pochi centimetri da lui
quindi disse:
- Sono quella che tu vuoi vedere.
- Intendo dire che voglio conoscere il tuo vero aspetto.
- Quello che vedi ora.
- No, non è questo. Ti ho scattato delle foto e….
- Non stai sognando e tutto questo è reale… qui, e solo qui, intorno a
questo lago.
Lui la fissò negli occhi e seppe che non mentiva.
Lei sollevò il viso offrendogli le labbra che lui accettò.
Il mattino seguente scese a valle per procurarsi l’occorrente per
costruire un rifugio, una casa, dove vivere sulle sponde di quel lago.
Lontano da tutti, dal mondo intero e dalle sue assurde regole, insieme a
quella incredibile stupenda ragazza.
Racconto tratto da:
Parolerotiche
http://www.parolerotiche.net/viewstory.php?sid=76
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